A BORDO DELLA PORTAEREI USS GEORGE H.W. BUSH - CVN 77

Il resoconto delle due giornate trascorse a bordo della portaerei americana impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico dal Mar Mediterraneo a supporto dell'operazione Inherent Resolve.

Portaerei George Bush Mediterraneo
Boeing E/A-18G Growler in decollo dal ponte della USS George H.W. Bush (CVN 77)

Durante lo scorso mese di Giugno, la U.S. Navy ha concesso ad alcuni rappresentanti della stampa internazionale l'opportunità di realizzare un reportage a bordo della portaerei USS George H.W. Bush, impegnata nella lotto contro lo Stato Islamico (ISIS) dal Mar Mediterraneo a supporto dell'operazione Inherent Resolve. Lo staff di Blog Before Flight è stato quindi autorizzato a seguire l'ultima delle Nimitz-Class aircraft carrier durante due giorni dei circa otto mesi di missione.

Il nostro servizio è iniziato dalla base navale di Souda Bay, Creta, dove risiedono le unità della Marina Americana che hanno il compito di fornire supporto alla flotta in mare, al fine di estenderne le capacità operative.

I primi raggi di sole illuminano la sagoma del possente gate-guardian A-7 "Corsair", ex velivolo della Hellenic Air Force, quando varchiamo i cancelli della base.

Il personale della U.S. Navy ci accoglie in modo cordiale e ci accompagna ad un breve briefing introduttivo sulle regole da rispettare durante il nostro volo di trasferimento, indossiamo il casco con cuffie ed occhiali incorporati, giubbotto salvagente e veniamo accompagnati sul velivolo COD (Carrier-Onboard-Delivery) C-2 "Greyhound".

I seggiolini sono al contrario, che strano impatto... l'interno è scarno, con lo stretto necessario, senza troppi fronzoli. Ci sediamo ed allacciamo le cinture di sicurezza senza mai togliere casco, cuffie ed occhiali di protezione.

Mentre percorriamo la taxi per raggiungere la pista di decollo notiamo dalla parte opposta un gruppo di F-16 greci che attende la nostra partenza prima di procedere al rullaggio: dall'altro lato dell'aeroporto ha infatti sede il 115 Combat Wing dell'Aeronautica Militare Greca.

Dopo circa due ore di volo iniziano a vedere sotto di noi la scia in mare lasciata dalla GHWB e ci rendiamo conto che il tanto chiacchierato atterraggio con la fune di arresto si sta avvicinando.


Il velivolo fa qualche giro prima di virare, scendere in picchiata e farci saltare il cuore. Pochi istanti, un segnale da parte dei militari che sono a bordo con noi e una forza ci aggancia al seggiolino. Molto meno violento di quanto ci aspettassimo, ma ugualmente surreale: nel giro di 2 secondi sei fermo!


Il portellone si apre e... siamo catapultati negli Stati Uniti d'America! La prima cosa che si percepisce è l'aria calda che ti accoglie pregna dell'odore del carburante, poi si iniziano a vedere decine di Hornet e Super Hornet che ti circondano.


E' banale, ma il collegamento al film Top Gun viene spontaneo.

Veniamo fatti accomodare all'interno e conosciamo Bobby e Katie, i nostri referenti PAO che ci assegnano le nostre cabine per la notte prima di iniziare la frenetica vita di bordo.

L'interno della portaerei è essenziale, un labirinto infinito di corridoi e scale in ferro che portano sui vari ponti, zone ristoro, palestra, ospedale, sale squadroni, pista e hangar manutenzione. Per orientarsi vi sono cartelli alle pareti con una serie di numeri che stanno ad indicare il livello, il piano, il reparto, il lato e la mansione di destinazione di quella determinata sezione.

Decolli e atterraggi si susseguono, il rombo dei motori è avvolgente, potente ed iniziamo a cercare di catturare momenti memorabili. Tutto trema quando i motori sono al massimo e viene azionato il sistema di decollo, è una sensazione davvero viscerale. L'attività sul ponte di volo si sussegue senza sosta, è molto difficile scegliere quale soggetto fotografare, tutto è degno di nota e nulla va trascurato: dai marinai che transitano con carrelli pieni di missili o enormi catene sulle spalle per fissare i velivoli, fino alle operazioni di preparazione delle catapulte di lancio o delle funi di arresto...






Al tramonto, dopo aver fatto altre foto dal ponte di volo, ci dirigiamo verso una delle sale ristoro per la cena e notiamo che le luci all'interno della portaerei sono rosse. Questo serve a renderla meno visibile agli occhi del nemico. La luce rossa si nota molto meno da lontano rispetto alla classica bianca. Per lo stesso motivo gli operatori in pista usano luci blu.

La nostra prima giornata termina con la sistemazione in cabina: letto a castello, asciugamani, acqua e snacks di cortesia, beautycase, due scrivanie e due armadietti. Non sarà certo la luce dello schermo che trasmette tutto ciò che accade sul ponte di volo a tenerci svegli, quanto il rumore dei lanci e degli atterraggi che si susseguono tutta la notte. Sembra (ed in realtà è proprio così) di averli sopra la testa, ma quando ti stai per addormentare, quel frastuono sembra una cannonata.

La mattina dopo ci svegliamo molto presto e all'alba ci troviamo sul ponte per catturare altri momenti di lancio e atterraggio, la luce è perfetta di prima mattina e l'aria meno rarefatta ed inquinata.
Dopo la colazione veniamo accompagnati in una delle sale dove i piloti fanno i breafings e si preparano al volo. La nostra è quella riservata ai "Blacklions" Strike Fighter Squadron e quello che ci cattura subito è la musica rock a tutto volume e le seggiole disposte su più file a semicerchio.

Alla nostra sinistra c'è il punto organizzativo, il tabellone dove vengono segnati nomi ed orari dei piloti che si trovano in volo. Sulla destra un angolo caffè. Davanti a noi....Iceman!


Subito pensiamo di essere vittime della suggestione, ma in realtà davanti a noi c'è proprio un tabellone con una serie di nomi di battaglia seguiti da gettoni colorati ed il nickname dello storico antagonista di "Maverick" compare nell'elenco.


Ci spiegano che quel tabellone indica quanti atterraggi sono stati fatti a regola d'arte (gettone verde), quanti migliorabili (gettone giallo), quanti sbagliati a causa del pilota (gettone nero) e quanti per cause di forza maggiore (gettone bianco).

Notiamo che il pilota ad essere in vantaggio su tutti è proprio il Comandante dello Squadrone che stiamo per intervistare, Cdr. Kevin Robb.


Grazie per la possibilità che ci ha concesso. Lei ha pilotato F-14 ed F-18, quale preferisce a livello emozionale?

Senza ombra di dubbio l'F-14. E' stato il primo aereo di questo tipo. Tecnicamente l'F-18 è più avanzato e migliorato, ma se devo parlare col cuore, dico F-14.

Tra poco consegneranno i primi F-35. Pensa sarà difficile il passaggio da F-18 ad F-35 per i piloti?

No, per i piloti di oggi no. Per quelli della mia generazione sicuramente sarà più complicato! (sorride)

Crede sia stata più complicata la conversione da F-14 ad F-18 o sarà peggio quella da F-18 ad F-35?

Domanda interessante... Sicuramente da F-14 ad F-18 per la differenza di elettronica e potenza.

Qual'è la cosa più difficile per un pilota se escludiamo i decolli con la catapulta e gli atterraggi con fune d'arresto?

Beh, sicuramente essere sempre reattivi alle comunicazioni che vengono date: capire all'istante cosa ci viene richiesto e metterlo in pratica, in qualsiasi situazione di volo.

E' mai capitato ad uno dei suoi uomini di fare atterraggi di emergenza in territorio nemico e di essere preso in ostaggio?

No, fortunatamente no. Siamo sempre rientrati tutti dopo le missioni.

Qual'è la parte più difficile del suo lavoro?

Stare lontano dalla mia famiglia. Sono 23 anni che faccio questo mestiere, da 6 sono sulle portaerei con impieghi di 5 mesi per volta e stare lontano dalla famiglia è l'aspetto umanamente più difficile.

Ha mai avuto paura?

Questa è una buona domanda. Diciamo che a volte ci pensi, ma è il tuo lavoro e non devi farti prendere dalla paura, altrimenti hai finito. Facciamo anni di addestramento per poter affrontare tutto questo.

Ha mai dovuto lanciare bombe? E come si è sentito?

Certo e la cosa ti tocca. Ma come dicevo prima, siamo lungamente addestrati ad abbassare le emozioni al minimo per restare concentrati sulla missione e sugli ordini.

Cosa fate nel tempo libero in cui non siete in volo?

La mia famiglia è a casa, questa è la mia seconda famiglia ed è molto importante rilassarci quando non voliamo. Quindi ci troviamo per giocare a carte o guardare un film insieme.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato e per aver risposto alle nostre domande.

Grazie a voi, è un piacere potervi ospitare a bordo ed avere un punto di vista femminile (Si riferisce alla nostra Simona).

Ci stringe la mano e ci congeda con un sorriso.

Il nostro tempo a bordo della portaerei è terminato, ora ci attende il nostro C-2 per il rientro. La procedura è la stessa: casco con occhiali e cuffie, lifejacket e cintura di sicurezza stratta al massimo.

Questa volta non verremo attaccati al sedile ma spinti in avanti dalla catapulta!

Tempo di vedere il segnale e ci sentiamo spingere da una forza impressionante! Due secondi e poi tutto finisce. Il nulla, come se fossimo fermi, o se stessimo librandoci in aria con un aliante.

Guardiamo fuori dal finestrino e la USS George H.W. Bush è gia lontana...

Credo che questa avventura la ricorderemo per tutta la vita.



Testo e Immagini: Simona Zanetti, Matteo Sanzani

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