SEZIONE AEREA GUARDIA DI FINANZA VARESE: LE VOLPI DI MONTAGNA

Resoconto di una missione tra le valli alpine al fianco di uomini pronti a tutti per salvare vite umane.

Sezione Aerea Guardia Finanza Varese
AB 412HP Guardia di Finanza durante un'esercitazione di recupero.

La Guardia di Finanza nasce nel lontano 1774 come “Legione Truppe Leggere”, Corpo scelto dell’allora Regno di Sardegna preposto al servizio di sorveglianza delle frontiere con particolare attenzione ai confini alpini e di montagna, normalmente crocevia di traffici illeciti e del contrabbando.

Con l’unificazione d’Italia i preesistenti Corpi di Finanza si unificarono in un unico Corpo che diventerà la Regia Guardia di Finanza.

Per tradizione, necessità e compito, la Guardia di Finanza ha quindi sempre storicamente dislocato gran parte del suo personale lungo tutto l’arco alpino, a controllo delle frontiere, con il compito di vigilare strade e sentieri per tutelare gli interessi economici del paese e combattere il contrabbando.

Nel corso del tempo e grazie all’evoluzione tecnologica, questo controllo è stato integrato dal mezzo aereo che dall’alto poteva fornire un determinante supporto al personale della G.di F. impiegato a terra ed in mare.

L’intervento diretto dell’elicottero è stato fondamentale sia nei confronti degli “spalloni”, veri e propri protagonisti del contrabbando di sigarette e caffè sul confine italo-svizzero negli anni sessanta, che delle autovetture sorprese a caricare merce lungo la linea di confine.

Vista l’esperienza maturata nel volo in montagna, la Guardia di Finanza affiancò alla capacità di lotta al contrabbando ed ai traffici illeciti anche la capacità di intervento di soccorso in ambiente alpino o ipogeo, grazie alla istituzione di tre Sezioni Aeree disposte lungo l’arco alpino: a Cuneo, a Venegono Superiore (VA) ed a Bolzano. Negli anni ’80 la Sezione Aerea di Cuneo è stata soppressa e la sua circoscrizione di servizio attribuita alla Sezione Aerea di Venegono Superiore (VA).

La Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Varese viene dunque costituita nel 1958 e risiede oggi presso l’aeroporto di Venegono Superiore (VA), dove ha la sua base operativa. L’area di competenza è sostanzialmente coincidente con le Regioni Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta.

Essa conta circa 40 militari con distinte specializzazioni: pilota, aerosoccortitore, specialista, antincendio e governo e dipende gerarchicamente e per l’impiego, dal Reparto Operativo Aeronavale (il cui acronimo è “R.O.A.N.”) di stanza a Como ed è suddivisa in 3 articolazioni: Nucleo Operativo, Nucleo Efficienza e Squadra Comando.

La Sezione è dotata di elicotteri AB 412HP ed NH 500MD, entrambi i velivoli vantano caratteristiche idonee ad operare in ambiente montano.

L’AB 412HP è un elicottero di classe media, biturbina che possiede, grazie ai due portelloni scorrevoli apribili in volo, notevoli capacità di carico e dispone di un completo equipaggiamento avionico e di missione che lo rende idoneo a svolgere operazioni di ricerca, soccorso, trasporto multiruolo e sanitario.



L’HN 500MD è un elicottero monomotore dalla caratteristica forma a "uovo", la cui cabina è divisa nella parte anteriore che costituisce l'abitacolo di pilotaggio e quella posteriore che costituisce la cabina passeggeri od il vano di carico. La sua agilità e le dimensioni ridotte gli consentono di addentrarsi in profondità nell’ambiente, adatto al suo ruolo di ricognizione ed osservazione.



Da segnalare che la Guardia di Finanza ha avviato un programma di ammodernamento della flotta mediante l’acquisto di 6+6 nuovi elicotteri AW 139 in sostituzione agli AB 412HP giunti a fine ciclo operativo, i primi a ricevere i nuovi velivoli saranno i reparti di volo dislocati al sud che operano in mare.

Una peculiarità della Sezione Aerea di Varese è quella di possedere al suo interno un Nucleo Efficienza in grado di provvedere in autonomia alla riparazione/revisione della linea AB 412 senza la necessità di avvalersi del servizio, ben più costoso, della ditta produttrice.

Il personale di volo è addestrato ad operare in condizioni meteorologiche marginali ed in ambiente impervio. Spesso gli elicotteri, durante la fase di soccorso, devono atterrare in piazzole di fortuna individuate tra le montagne con tutte le difficoltà di volo che ne conseguono.

Per diventare “pilota di montagna”, dopo aver conseguito il brevetto da pilota presso le scuole di volo del 70° Stormo (per velivoli ad ala fissa) o 72° Stormo (per velivoli ad ala rotante) dell’Aeronautica Militare ed aver ottenuto una successiva abilitazione sul velivolo presso il Centro di Aviazione della Guardia di Finanza di Pratica di Mare, si deve superare un ulteriore corso di abilitazione proprio per operare in ambiente montano.

Per mantenere un elevato standard di addestramento, il reparto si esercita periodicamente ad eseguire le attività di competenza principalmente in collaborazione con le varie Stazioni del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (acronimo S.A.G.F.) disseminate lungo tutto il territorio montano del Paese, costituendo così il Servizio Aereo un vero e proprio valore aggiunto per la componente territoriale del S.A.G.F., la quale spesso costituisce l’unico presidio di Polizia esistente e capace di operare in ambiente montano od ipogeo e come tale è chiamata ad intervenire come Polizia Giudiziaria.


Oltre a tali attività il personale della Sezione Aerea di Varese partecipa anche ad esercitazioni congiunte di ricerca e soccorso organizzate dall’Aeronautica Militare (Es. SATER) e di Protezione Civile.

L’equipaggio di volo standard è composto da due piloti ed uno specialista/operatore al verricello ed in caso di attività di ricerca dispersi o emergenza, normalmente viene imbarcato uno o più militari del S.A.G.F. i quali, di fatto, essendo abilitati “tecnici di soccorso alpino e/o elisoccorso”, coadiuvano l’equipaggio di volo nelle operazioni di ricerca e soccorso nonché recupero di persone infortunate. Una volta ricevuta la richiesta intervento, il reparto decolla in circa 15 minuti, un tempo di risposta assai rapido se si considerano tutte le procedure connesse ad un intervento in elicottero.

Sono numerosi gli interventi di successo della Sez. di Varese: dal recupero di alpinisti, sciatori ed escursionisti in difficoltà, al ritrovamento di persone disperse, fino alla scoperta di piantagioni di marijuana.

Durante la mia visita ho avuto l’occasione di prendere parte ad un’attività addestrativa organizzata nella Val Gesso (Cuneo) in cui hanno partecipato aerosoccorritore, personale S.A.G.F. e unità cinofila.


E’ stata un’esperienza di sicuro impatto emotivo: volare a pochi metri dalle montagne ed atterrare tra vette ristrette è una sensazione unica. Vedere tutte le unità all’opera con perfetta sincronia, rapidità e fiducia reciproca mi ha insegnato ad avere massimo rispetto ed ammirazione per persone che si addestrano ogni giorno a salvare vite umane. 




E’ difficile immaginare ciò che questi uomini svolgono quotidianamente ed è proprio per questo che ho deciso il riportare un’esperienza di vita vissuta di quello che sembrava un giorno qualunque.

E’ l’alba di una domenica mattina di aprile, un’alba particolare, estremamente calda per essere un mese primaverile, nonostante ciò il cielo è terso e la visibilità ottima. Arrivano alcune macchine su una strada isolata, che sembra di campagna, il panorama spazia dal mastodontico ed aggraziato massiccio del Monte Rosa alle ruvide ed aspre montagne lecchesi, le Grigne ed il Resegone, custodi d’innumerevoli ricordi di missioni di volo fatte per soccorsi, montagne che ti insegnano subito il rispetto vero che non é quello dato dai numeri dei metri delle quote scritte in piccolo.

Le macchine intraviste appartengono ai componenti dell’equipaggio dell’elicottero “Volpe 218”, che oggi devono partecipare ad una esercitazione congiunta tra il personale del S.A.G.F. e del C.N.S.A.S., pianificata nell’ottica di una collaborazione con finalità addestrative e tesa al miglioramento delle tecniche operative in caso di interventi reali di soccorso congiunti.

L’equipaggio dopo la prevolo, il briefing ed il solito buon caffè, fatto con la moka ovviamente, è pronto per il decollo, prima destinazione la località Bione nei pressi della città di Lecco per il rendez-vous con alcuni militari del Corpo soccorritori del S.A.G.F. delle stazioni di Sondrio e Bormio. In atterraggio coglie tutti di sorpresa la totale assenza di vento veramente una rarità da queste parti, un ottimo inizio per una “bella giornata in montagna”. 


Concluse le operazioni di imbarco l’elicottero è nuovamente in volo per dirigere sulle pendici del Pizzo Arera, in provincia di Bergamo, montagna delle Orobie che dà il nome stesso all’esercitazione. In avvicinamento al rifugio “Capanna 2000” il pensiero è lo stesso “…che giornata!”.

Sono tanti i partecipanti all’esercitazione, in totale 24 persone, il briefing è lungo, bisogna ripetere bene le procedure per l’imbarco, lo sbarco e le operazioni da svolgere con il verricello, ma la giornata lo consente, bisogna poi guardare negli occhi le persone coinvolte nello stesso per vedere se stanno seguendo, capendo e soprattutto se potranno raggiungere il 100% della comprensione a terra che si tramuta in un 80% in volo.


L’esercitazione, pianificata dal personale istruttore nazionale del C.N.S.A.S., era stata suddivisa in due fasi: la prima prevedeva l’imbarco nei pressi del rifugio Capanna 2000 ed il successivo sbarco in hovering sull’anticima del Pizzo Arera, a circa 2400 metri di quota, di tutte le 24 persone impegnate suddivise in otto squadre da nr. 3 persone, il tutto sotto la supervisione dei nr. 2 istruttori nazionali intervenuti; la seconda fase prevedeva il recupero a mezzo verricello di soccorso, nei pressi della stessa anticima, di nr. 3 squadre ed altrettanti figuranti infortunati, barellati, per un totale di nr. 6 verricellate di cui nr. 3 doppie con barella.


Tante rotazioni con tanti avvicinamenti, hovering e lavoro da effettuare ma la giornata lo consente, fa un po’ caldo per essere a 2000 metri ma “non c’è un filo d’aria...che giornata”.

E così si inizia con il volo di trasporto per lo sbarco in hovering delle squadre, la prima rotazione viene effettuata per identificare bene il luogo dove sbarcare tutte le squadre, viene trovata una bella crestina di neve, l’elicottero ci sta giusto giusto e così si cominciano le rotazioni.

Una dopo l’altra tutte le otto squadre vengono sbarcate nella medesima modalità, il tutto avviene con una certa celerità nessuna difficoltà d’altronde basta vedere “che giornata!”.


E così si cominciano ad effettuare le rotazioni per il recupero delle squadre che hanno terminato l’attraversamento della conca, mentre si sta provvedendo all’imbarco della seconda squadra una voce nelle cuffie del casco urla “…sono volati… ripeto sono volati… tre del soccorso giù nel canalone” l’istruttore nazionale del C.N.S.A.S. spinge con la mano sulla cuffia per sentire bene la radio e con l’altra afferra e riposiziona per terra la prima persona che aveva assistito per l’imbarco sull’elicottero e salta su anche lui. 


La radio che prima era piena di chiamate, spesso anche superflue, ora tace, che cosa è successo? Se è uno scherzo è davvero di cattivo gusto, forse sarà stato qualche radioamatore in cerca di emozioni forse… l’elicottero con a bordo dieci occhi che scrutano la montagna decolla e vira scendendo “ECCOLI LI”… è tutto vero.

Hanno appena smesso di rotolare e scivolare e sono fermi lì come pupazzi inanimati, una scia di sangue si staglia sulla candida neve bianca, in quei momenti non pensi che quei pupazzi siano colleghi, amici od essere umani … caspita che volo. Dal punto dove dovevano essere ci sono duecento metri di dislivello su un pendio di trenta gradi innevato e disseminato di salti di roccia, “lasciateci giu’ lì”, pochi secondi e l’elicottero è sopra i precipitati, troppo sopra bisogna spostarsi indietro perché il flusso del rotore può spingerli di nuovo giù lungo il canalone a valle, l’operatore del verricello “ATTENZIONE ROCCE VICINO AL ROTORE DI CODA” allora basta devono scendere qui, la lentezza del verricello contrasta con la postura del soccorritore che sembrava già pronto a saltare e che con il braccio continua ad effettuare inutilmente il gesto di calare non riuscendo a distogliere gli occhi dall’unico dei tre che si muove e si è rivoltato sulla schiena ma che rigurgita una discreta quantità di sangue, “potete lasciare anche me lì”, la voce del secondo soccorritore è carica di ansia e voglia di partecipare al soccorso scherzando ci aveva detto poco prima di essere lui oggi il responsabile di tutta l’esercitazione. 


Terminato il secondo sbarco l’elicottero si dirige per l’atterraggio vicino al rifugio da cui tutta l’esercitazione ha preso vita e lì al minimo con entrambi i motori l’equipaggio ascolta in silenzio le chiamate del soccorso alpino sulla frequenza di contatto con la base del soccorso di Clusone (BG): “…comunicare al 118 tre persone volate per circa duecento metri una persona non cosciente, una verbal, l’altra sanguinante ma cosciente … battito cardiaco ... atti respiratori …”; e dentro l’elicottero “…ragazzi a me uno sembrava Christian…caspita che botta…che…brutta giornata!”, ma quando arriva questo elicottero con a bordo il medico?, sembra passare una vita ma non ci puoi fare niente continui ad ascoltare bollettini medici con i numeri che diminuiscono ed aumentano, ma non riesci a capire, non è quello il tuo lavoro, non si parla di psi o gradi centigradi. L’elicottero ora è spento e per fortuna è arrivato anche il medico che sta stabilizzando i pazienti, ne portano via uno subito, tutto avviene lontano, si vede tanta gente ora su quel pendio forse ci sono tutte le squadre, o quasi. Squilla un telefono “…è la squadra di Christian”, caspita!, “…ma lui ha qualche botta ma sta bene, l’ha già visto il medico e vuole che lo recuperate voi per portarlo all’ospedale di Sondrio”.

Si riparte e ci si riavvicina al luogo dell’incidente il soccorritore SAGF che condurrà il recupero in doppia ci chiama con il gesto convenzionale, a fianco a lui c’è Christian in piedi, sembra un miracolo grazie a Dio speriamo che anche gli altri stiano bene, il verricello con la sua solita lentezza riporta il prezioso carico umano nel ventre dell’elicottero e via verso l’ospedale di Sondrio. Ma come facciamo ad avvisare il 118 per mandare un’ambulanza all’aviosuperficie Caiolo, no il telefono no proviamo a chiamare via radio “Caiolo da Volpe 218”, “avanti Volpe”, è Alessandro uno dei tanti amici delle Volpi sempre gentile e sempre disponibile, “ciao Alessandro abbiamo un ferito a bordo riesci a contattare il 118 per farci mandare una ambulanza o meglio atterrare in piazzola all’ospedale”, la voce dell’operatore radio cambia “ci penso io non ti preoccupare Volpe break break a tutti i traffici in contatto con Caiolo silenzio radio”, qualche secondo dopo “Volpe da Caiolo puoi atterrare in piazzola stanno attivando il sistema antincendio”, “grazie Ale ci vediamo dopo”, iniziando la discesa dal versante sud della Valtellina il dislivello è notevole e la piazzola dell’ospedale sembra un piccolo tombino ma alla fine eccoci arrivati sull’Helipad, i colleghi scendono e si dirigono verso l’ascensore, Christian zoppica ma per fortuna ora si prenderanno cura di lui. 

Atterriamo a Caiolo per rifornire, giusto il tempo di completare l’operazione e siamo nuovamente in volo, in salita per dirigere sul Pizzo Arera, li ci attendono gli altri colleghi che avevamo imbarcato al Bione di Lecco e potrebbe esserci ancora qualcuno che ha bisogno di noi. Atterriamo nuovamente al rifugio il capostazione del CNSAS ed i due istruttori nazionali ci chiedono se possiamo accompagnarli alla base di Clusone e così siamo nuovamente in volo ed in discesa per l’eliporto di Clusone, ci salutiamo con grandi pacche sulle spalle e nuovamente in volo per recuperare i colleghi da portare a Lecco dove hanno lasciato i mezzi la stessa mattina, ma sembra già un'altra giornata.

Sbarcati questi ultimi alla base del soccorso alpino di Lecco dirigiamo sulla nostra base di Venegono, non sembra più la stessa giornata, ora siamo stanchi… non per le intense tre ore e mezzo di volo o per il fatto che è pomeriggio e nessuno si è ricordato di mangiare, quanto per le emozioni che ci hanno dato, le notizie giunte degli altri infortunati ci confortano, il debriefing per l’equipaggio è di poche parole: “CHE GIORNATA”.

Ringrazio l’Ufficio Stampa della Guardia di Finanza, il Comandante della Sez. Aerea di Varese e tutto il personale di volo e di terra che mi ha assistito durante l'attività.

Testo e Immagini: Matteo Sanzani

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